Le persone iniziano a utilizzare l’IA come terapeuta. Gli esperti sono preoccupati
Sempre più persone si rivolgono all’IA per ricevere sostegno terapeutico o consulenza psicologica. I chatbot sono in grado di offrire conforto, aiutare a dare un nome alle emozioni o calmare i pensieri turbolenti. Tuttavia, gli esperti avvertono che l’intelligenza artificiale non può sostituire una vera e propria psicoterapia. Le preoccupazioni maggiori riguardano il rischio di dipendenza, la possibilità che vengano forniti consigli errati e le situazioni in cui le persone, a causa dell’IA, evitano di ricorrere all’aiuto concreto degli esperti.
Alcune persone non scrivono più il diario la sera né chiamano gli amici. Al loro posto, ricorrono a ChatGPT o a un altro assistente basato sull’intelligenza artificiale per parlare delle loro ansie, delle loro relazioni o dei loro sentimenti di esaurimento. Ed è proprio questo che sta iniziando a preoccupare gli psicologi.
Per molti, l’intelligenza artificiale sta diventando una compagna accessibile che non dorme mai, non giudica e risponde in pochi secondi. Questa combinazione, tuttavia, può essere tanto allettante quanto pericolosa.
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Perché le persone si rivolgono all’IA come se fosse un terapeuta?
I motivi sono diversi e la maggior parte di essi è sorprendentemente umana.
L’IA è disponibile in qualsiasi momento
La psicoterapia può essere piuttosto costosa e a volte si devono attendere settimane per un appuntamento. Il chatbot, invece, è immediatamente a vostra disposizione.
Quando ci si sveglia nel cuore della notte in preda all’ansia o all’insonnia, si ottiene una risposta in pochi secondi.
L’IA non dà l’impressione di giudicare
Molte persone si vergognano di condividere i propri problemi con la famiglia o con i terapeuti. L’intelligenza artificiale non valuta, non critica e non manifesta emozioni. Per alcuni, quindi, è una scelta molto più sicura.
Aiuta a mettere ordine nei pensieri
Molti utenti utilizzano l’IA come se fosse un diario. Descrivono i propri sentimenti e il chatbot li aiuta a dare un nome alle emozioni, ad analizzare le situazioni o a cercare possibili soluzioni.
Perché psicologi ed esperti sono preoccupati?
Non è che la tecnologia di per sé sia un problema. Si tratta piuttosto di come le persone la utilizzano.
L’IA non comprende l’essere umano come farebbe un terapeuta
Sebbene il chatbot possa sembrare in grado di mostrare empatia, in realtà non prova emozioni e non percepisce i segnali non verbali. Non vede le espressioni facciali, i cambiamenti di umore né i segnali di allarme che un terapeuta esperto è in grado di cogliere nel giro di pochi minuti.
A volte può rafforzare un modo di pensare errato
Quando qualcuno non sta bene, può inconsapevolmente cercare risposte che confermino le proprie paure. L’IA spesso cerca di essere d’aiuto, ma ciò può portare a offrire, invece di una confrontazione, una risposta rassicurante che non è sempre corretta.
C’è il rischio di rimandare l’aiuto vero e proprio
Secondo gli esperti, questo è forse il rischio maggiore. Una persona potrebbe pensare di riuscire a gestire i propri problemi e rimandare la visita da uno psicologo o uno psichiatra.
In caso di depressione, ansia o stati di crisi, tale rinvio può avere gravi conseguenze.
Perché l’IA è così attraente per le persone sole?
Una ragione interessante si nasconde nel nostro cervello. Esso, infatti, reagisce all’attenzione e alla sensazione di essere ascoltati. Quando qualcuno riceve risposte rapide e reazioni empatiche, può facilmente sviluppare un senso di vicinanza.
Ed è proprio per questo che alcune persone iniziano a confidarsi con l’IA riguardo alle relazioni, ai problemi familiari o persino al dolore e alla solitudine.
Paradossalmente, non si tratta tanto della tecnologia, quanto del nostro bisogno fondamentale di essere ascoltati.
Quando l’IA può davvero essere d’aiuto?
Utilizzare l’IA come supporto può essere un’ottima idea.
Per mettere nero su bianco i propri pensieri
Il chatbot può diventare il vostro diario interattivo.
Per gestire lo stress
Può proporre esercizi di respirazione, tecniche di mindfulness o aiutare a suddividere i problemi in passaggi più piccoli e gestibili.
Nell’organizzazione della vita
Le persone la utilizzano spesso in caso di burnout, per pianificare la giornata o per cercare abitudini più sane. È importante considerare l’IA come uno strumento, non come un sostituto della psicoterapia.
Sta nascendo una nuova dipendenza digitale?
Gli psicologi segnalano un altro fenomeno interessante. Più tempo le persone trascorrono con l’intelligenza artificiale, meno entrano in contatto con gli altri.
Avere la sensazione che qualcuno ti ascolti sempre può essere davvero piacevole. Ma le relazioni reali sono molto più complesse ed è proprio grazie a esse che impariamo a gestire i conflitti, le emozioni e l’empatia.
Alcuni esperti mettono quindi in guardia da una nuova forma di comfort digitale che in futuro potrebbe portare a un maggiore isolamento.
In che modo l’IA influenzerà la nostra psiche in futuro?
È del tutto possibile che gli assistenti basati sull’IA diventino parte integrante della nostra vita quotidiana. Possono aiutarci ad aumentare la produttività, a gestire lo stress o a conoscerci meglio.
D’altra parte, però, crescerà anche la necessità di una «igiene digitale» e la capacità di distinguere tra ciò che è un supporto e ciò che è già una vera e propria terapia.
Forse, quindi, tra qualche anno non ci chiederemo più se utilizzare l’IA, ma piuttosto come usarla in modo sano.
Consigli pratici: come utilizzare l’IA in modo sicuro
- Ricordate che l’IA dovrebbe essere un vostro aiuto, non un sostituto dello psicologo.
- Non cercate in ogni risposta un consiglio specialistico.
- Se la vostra salute mentale peggiora, non esitate a rivolgervi a uno specialista.
- Siate cauti e non condividete informazioni sensibili senza riflettere.
- Utilizzate l’IA piuttosto per mettere ordine nei vostri pensieri che per formulare una diagnosi.
- Non dimenticate di mantenere i contatti con la famiglia, gli amici e le persone in carne e ossa.
Errori più comuni
Fidarsi dell’IA più che di un professionista
Un chatbot non è né un terapeuta né un medico.
Cercare di diagnosticarsi da soli
Ansia, depressione o disturbi di personalità richiedono una valutazione specialistica.
Sostituire le relazioni umane con conversazioni con l’IA
La tecnologia può essere utile, ma non potrà mai sostituire la vicinanza e il contatto reale.
Domande frequenti
Le persone usano l’IA come terapeuta?
Sì, molte persone parlano con l’IA delle proprie emozioni, dello stress o delle relazioni.
L’IA può sostituire uno psicologo?
No, l’IA può fornire un certo sostegno, ma non può assolutamente sostituire una psicoterapia professionale.
È sicuro confidarsi con i chatbot?
È bene essere cauti ed evitare di condividere informazioni personali sensibili.
Perché le persone si sentono a proprio agio a parlare con l’IA?
Perché risponde immediatamente e non fa sentire giudicati.
Si può sviluppare una dipendenza dall’IA?
Sì, alcuni esperti mettono in guardia dal rischio di dipendenza emotiva e isolamento sociale.
L’IA aiuta a gestire lo stress?
Può offrire tecniche di rilassamento o aiutare a mettere ordine nei pensieri, ma non sostituisce una vera e propria terapia.
Quando rivolgersi a un professionista?
Se si manifestano ansia prolungata, depressione o pensieri di autolesionismo, è importante rivolgersi a un professionista.
Foto: Zoner AI
Fonti e informazioni specialistiche:
- Scientific American: Why ChatGPT Shouldn’t Be Your Therapist
- Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): Ethics and Governance of Artificial Intelligence for Health
- American Psychological Association (APA): Health Advisory on Generative AI Chatbots and Mental Health
