Doomscrolling 2.0: perché gli algoritmi ci logorano sempre di più
Il doomscrolling 2.0 è un nuovo fenomeno di consumo infinito di contenuti, alimentato da algoritmi dei social network sempre più sofisticati. Non si tratta più solo di notizie negative, ma di un flusso ininterrotto di emozioni, conflitti, video scioccanti e contenuti su misura. Tutto ciò porta a stanchezza mentale, minore concentrazione, minore produttività e alla sensazione di essere costantemente sommersi dalle informazioni.
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Il tuo cervello non è debole. Sta solo cercando di tenere il passo con un algoritmo che non dorme mai.
Apri il telefono per due minuti.
E in un attimo ti ritrovi a guardare un video su un incidente stradale, poi un post sull’aumento dei prezzi, seguito da un litigio tra politici, un’immagine di guerra, un video divertente con un cane e infine un consiglio su un nuovo prodotto.
Sono passati 35 minuti.
E in realtà non ricordi nemmeno perché hai tirato fuori il telefono.
Non è un caso. Gli algoritmi moderni non selezionano più i contenuti in base a ciò che vuoi vedere. Selezionano i contenuti in base a ciò che ti terrà incollato allo schermo il più a lungo possibile.
Proprio per questo si comincia a parlare di un fenomeno che molti definiscono Doomscrolling 2.0.
Cos’è il Doomscrolling 2.0?
Il doomscrolling originale riguardava la lettura infinita di notizie negative. Durante la pandemia, le persone trascorrevano ore a guardare statistiche, informazioni di crisi e scenari catastrofici.
Oggi, però, è diverso. Le notizie negative sono solo una parte del quadro d’insieme.
Gli algoritmi moderni ora mescolano:
- contenuti scioccanti,
- conflitti,
- polemiche,
- video virali,
- storie emozionanti,
- consigli personalizzati.
Il risultato è un cocktail di contenuti che cambia continuamente le emozioni e mantiene il nostro cervello in uno stato di costante attenzione. Non state solo guardando le cattive notizie. State guardando tutto ciò che suscita in voi una reazione sufficientemente forte.
Perché gli algoritmi di oggi sono molto più potenti rispetto a qualche anno fa?
Gli algoritmi non cercano più solo clic. Si concentrano sulle vostre emozioni.
Prima bastava che qualcuno cliccasse. Oggi le piattaforme monitorano:
- per quanto tempo guardate,
- dove vi fermate a scorrere,
- cosa condividete,
- cosa commentate,
- a cosa reagite, anche se negativamente.
Dal punto di vista dell’algoritmo non è importante se il contenuto vi diverta o vi faccia arrabbiare. L’importante è che vi tenga lì. Sono proprio le emozioni negative a rivelarsi spesso uno degli strumenti più potenti per mantenere l’attenzione.
Perché dopo aver fatto scorrere la pagina ci sentiamo stanchi, anche se non abbiamo “fatto nulla”?
Questo è uno dei più grandi paradossi della nostra vita digitale. Molte persone, dopo un’ora trascorsa sui social, si sentono più esauste che dopo un’ora di lavoro intenso. E sapete una cosa? Il motivo è in realtà piuttosto semplice. Il nostro cervello deve elaborare costantemente:
- nuove informazioni,
- nuove emozioni,
- nuovi contesti,
- nuovi stimoli.
In pochi minuti possiamo imbatterci in:
- geopolitica,
- sport,
- economia,
- celebrità,
- tragedie,
- pubblicità.
Il cervello salta tra decine di argomenti diversi senza avere la possibilità di elaborarli davvero. E così entriamo in uno stato di sovraccarico informativo.
Il problema più grande non è il tempo perso
Molti articoli sui social network si concentrano su quante ore le persone sprecano. Ma il vero problema sta altrove.
Il doomscrolling ci ruba la capacità di concentrarci davvero
Dopo aver fatto scorrere a lungo i feed, le persone spesso si rendono conto di:
- una minore concentrazione,
- una maggiore impazienza,
- il bisogno di stimoli costanti,
- un controllo più frequente del telefono.
Il nostro cervello si abitua al rapido susseguirsi di stimoli.
A quel punto può diventare più difficile:
- leggere un libro,
- lavorare su compiti più complessi,
- imparare cose nuove,
- condurre conversazioni più lunghe senza distrazioni.
In altre parole: non si tratta solo del tempo trascorso online. Si tratta di come sta cambiando il modo in cui funziona la nostra attenzione.
Perché siamo attratti soprattutto dai contenuti negativi?
Il cervello umano è evolutivamente programmato per concentrarsi maggiormente sulle minacce piuttosto che sulle opportunità. I pericoli hanno sempre avuto più peso per noi rispetto alle buone notizie. Gli algoritmi non hanno scoperto questa regola, ma hanno semplicemente imparato a sfruttarla su vasta scala.
Ed è per questo che spesso vi imbattete in:
- conflitti,
- scandali,
- catastrofi,
- opinioni scandalose,
- storie estreme.
Tali contenuti suscitano in noi reazioni più forti rispetto alle normali informazioni positive. E una reazione più forte significa che trascorriamo più tempo sulla piattaforma.
Come capire se siete caduti nella trappola del Doomscrolling 2.0?
I segnali di allarme possono essere sorprendentemente impercettibili.
Sintomi tipici
- Prendete automaticamente il telefono in mano,
- I cinque minuti previsti spesso si trasformano in mezz’ora,
- Dopo aver fatto scorrimento sui social vi sentite psicologicamente peggio,
- Avete spesso la sensazione che il mondo vi opprima,
- Fate fatica a concentrarvi su una cosa sola,
- Desiderate costantemente nuovi stimoli.
Molte persone immaginano la dipendenza come qualcosa di estremo. In realtà può trattarsi di un’abitudine quotidiana che influenza impercettibilmente il tuo umore e le tue prestazioni.
Come limitare il doomscrolling senza sparire da Internet?
1. Smetti di fare affidamento sulla forza di volontà
La forza di volontà spesso non basta. Quando hai l’app sempre a portata di mano, l’algoritmo ha il sopravvento.
È meglio cambiare l’ambiente:
- disattiva le notifiche dei consigli,
- rimuovi le icone delle app dalla schermata iniziale,
- imposta dei limiti di tempo.
2. Sostituisci il consumo passivo con attività attive
La differenza è enorme. Lo scorrimento passivo affatica il cervello. Al contrario, un’attività attiva ti dà un senso di controllo.
Potete provare, ad esempio:
- a leggere un articolo fino alla fine,
- a prendere appunti,
- a studiare un nuovo argomento,
- a creare contenuti propri.
3. Stabilite delle zone “senza algoritmi”
Ad esempio:
- la prima ora dopo il risveglio,
- durante i pasti,
- un’ora prima di andare a dormire.
È proprio in questi momenti che il cervello è più incline al sovraccarico.
4. Presta attenzione alle tue sensazioni, non solo al tempo
A volte il problema non sta nel tempo che dedichi alle tecnologie.
La domanda chiave è:
- Ti senti meglio o peggio dopo aver consumato contenuti?
La risposta a questa domanda spesso rivela il vero problema.
Il doomscrolling può diventare ancora peggiore?
La risposta è probabilmente sì.
La personalizzazione dei contenuti sta diventando sempre più precisa. I sistemi odierni sono già in grado di indovinare alla perfezione:
- cosa ti fa ridere,
- cosa ti fa arrabbiare,
- di cosa hai paura,
- cosa ti tiene online.
Gli algoritmi futuri non saranno necessariamente più aggressivi. Saranno piuttosto ancora più precisi. Ed è proprio qui che risiede la sfida più grande. Quanto meglio la tecnologia capisce le nostre emozioni, tanto più importante sarà saper gestire consapevolmente la propria attenzione.
Un paradosso interessante: non siamo dipendenti dai contenuti, ma dalle aspettative
Molte persone pensano di essere attratte dai video o dai post in sé. In realtà, però, spesso funziona in modo diverso. Ogni scorrimento in più promette la possibilità che appaia qualcosa di veramente affascinante.
Questo principio è simile a come funzionano le slot machine. Non ti ricompensano per ogni giro. Ti ricompensano dandoti la speranza che la prossima volta potrebbe arrivare una ricompensa. Ed è proprio per questo che è così difficile smettere.
Domande frequenti
Cos’è il doomscrolling?
Il doomscrolling è quando si sfogliano continuamente e senza sosta notizie o contenuti che provocano stress, ansia o altre sensazioni negative.
Cosa significa “doomscrolling 2.0”?
È la versione moderna del doomscrolling, alimentata dagli algoritmi dei social network. Questi algoritmi combinano contenuti negativi, emotivi e altamente coinvolgenti per tenerti incollato allo schermo.
Che effetto ha il doomscrolling sulla nostra psiche?
Può aumentare l’ansia, causare affaticamento mentale, sovraccarico di informazioni e ridurre la nostra capacità di concentrazione.
Perché i social network sono così coinvolgenti?
Gli algoritmi ottimizzano i contenuti in modo da mantenere la vostra attenzione il più a lungo possibile, attraverso emozioni, sorprese e ricompense inaspettate.
Come faccio a capire se sto esagerando con lo scorrimento?
Di solito lo si capisce dal fatto che si perde la cognizione del tempo, si prende automaticamente il telefono, si ha una concentrazione peggiore e ci si sente psicologicamente esausti dopo aver usato i social network.
Posso limitare in qualche modo il doomscrolling?
Certamente. Può essere utile disattivare le notifiche, impostare dei limiti di tempo, limitare l’uso del telefono al mattino e alla sera e dedicarsi ai contenuti in modo più consapevole.
Il doomscrolling influisce sulla mia produttività?
Sì, decisamente. Passare continuamente da un contenuto all’altro tra centinaia di stimoli può ridurre la vostra capacità di concentrarvi profondamente e di lavorare in modo efficace.
Foto: Zoner AI
Fonti e informazioni specialistiche:
- Satici, S. A. et al. (2023). Doomscrolling Scale: its Association with Personality Traits, Psychological Distress, Social Media Use, and Wellbeing. Applied Research in Quality of Life.
- Harvard Health Publishing. Scroll Smarter to Protect Your Mental Health.
- Sharpe, A. T. R. et al. (2026). The Influence of Doomscrolling on Mental Health: A Scoping Review.
